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AI e il diritto d’autore: violazione del copyright


Il problema del diritto d’autore con l’uso dell’AI

La violazione del diritto d’autore da parte dell’AI è vera, oppure, solo un modo per sabotare la sua crescita? Scoprilo con noi!

Melody, senior copywriter

Because copyright today covers virtually every sort of human expression – including blog posts, photographs, forum posts, scraps of software code, and government documents – it would be impossible to train today’s leading AI models without using copyrighted materials

OPENAI , come riportato da Telegraph

L’AI ChatGPT conferma l’uso di materiale coperto da diritto d’autore

Tra le notizie rilasciate dalla più nota azienda nel settore dell’intelligenza artificiale – OpenAI, madre di ChatGPT – vi è l’ammissione dell’uso di materiale prodotto da menti umane.

Ebbene sì, secondo l’azienda il training dei modelli di AI non potrebbe svolgersi senza l’utilizzo di materiali coperti da copyright.

Parliamo quindi di materiali come blog post, fotografie, libri, ma anche di post ripresi da forum, documenti governativi e codici di software. Per l’AI si usano quindi contenuti che sono protetti dal diritto d’autore – che finiscono nel cosiddetto black box – per cercare di esercitare e migliorare il suo cervello robotico.

Naturalmente, questo non accade solo con ChatGPT: anche altre AI, come Midjourney, sono finite nell’occhio del ciclone.

Il rischio di estrapolare con l’AI parti di contenuto frutto della proprietà intellettuale altrui (e protetto da diritto d’autore)

A molte persone e aziende, l’idea che i propri contenuti media possono essere utilizzati come fonte per addestrare l’intelligenza artificiale non è piaciuta.

Ad esempio, il New York Times ha fatto causa a OpenAI e Microsoft per violazione del copyright.

Il famoso quotidiano accusa le due aziende di aver utilizzato in maniera illegale gli articoli presenti sulla versione online del quotidiano per poter fare il training di ChatGPT ed altri servizi.

Non si tratta comunque dell’unico caso in cui il diritto di autore porta le intelligenze artificiali in tribunale…

George Martin e altri (Jonathan Franzen, John Grisham, Jodi Picault,…) hanno deciso di fare causa a OpenAI per la stessa motivazione.

Gli autori temono che, grazie all’addestramento eseguito con le loro opere, l’AI possa generare a sua volta dei contenuti testuali fin troppo simili ai loro, danneggiando il mercato editoriale.

Allo stesso tempo, non si può fare a meno di sottolineare che questo materiale prodotto con l’intelligenza artificiale non gode della protezione garantita dal diritto d’autore.

In una recente sentenza – di un tribunale federale di Washington D.C. – la giustizia ha stabilito che le opere realizzate con l’AI non godono della protezione prevista dal diritto d’autore (copyright).

Essendo generate da una macchina – e non da una persona fisica – queste opere non possono essere ritenute frutto dell’ingegno dell’autore e, quindi, non possono essere protette dalla legge.

Le opere realizzate con l’AI sono quindi prive del copyright, giacché questi diritti spettano in quanto tali al solo essere umano (autore) e, allo stesso modo, anche i diritti morali sull’opera sono esclusi.

Il controllo umano sull’AI per non infrangere il diritto d’autore

Il nostro suggerimento è di utilizzare questi strumenti solo per determinati compiti, in contesti ben precisi. L’intelligenza artificiale è assolutamente sprovvista della sensibilità e dell’esperienza (in senso lato) offerta da una persona.

Un ulteriore livello di incertezza è aggiunto dal fatto che l’IA pone delle notevoli sfide in termini di sforzo nel fact checking, a causa delle allucinazioni. La supervisione dell’esattezza delle informazioni non può quindi essere in alcun modo esclusa.

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