Per valorizzare al massimo il contenuto della tua opera, non puoi fare a meno di curarne la forma: ecco quali sono gli errori grammaticali più comuni nei quali non dovresti mai inciampare.
Conoscere le regole per infrangerle
Partiamo dal presupposto che la lingua è «materia viva» per definizione: subisce mutamenti, accoglie le innovazioni, e i suoi parlanti si dànno regole che cercano di creare un ordine convenzionale.
Quando scriviamo la nostra opera, il «magma espressivo» sgorga dalla nostra creatività, imprevedibile, e resta su carta. Se seminiamo dietro di noi alcuni errori, i loro strascichi possono offuscare la nostra stella.
Talvolta, però, l’«anticonformismo» espressivo è frutto di una scelta consapevole, per mettere in discussione la convenzione.
Se vogliamo battere questa via, siamo consapevoli della sua impervietà: scivolare è molto semplice. In caso contrario, facciamo un bel ripasso ed evitiamo alcuni tra gli errori grammaticali più comuni.
Prima di addentrarci nella lettura, ricordiamo però – nel terzo anniversario della sua scomparsa – il linguista Luca Serianni: a lui dobbiamo una delle più preziose grammatiche della lingua italiana!
1. Un pò e un po’
In questo caso, la forma corretta è quella con l’apostrofo.
Siamo infatti di fronte ad un caso di troncamento (o apocope), poiché la parola «poco» subisce una variazione: il bisillabo perde infatti la sua seconda sillaba.
La presenza dell’accento sur un monosillabo serve invece per distinguere un omografo (vedi punto sotto).
2. Ne e né
La scelta di accentare il monosillabo risponde ad una precisa esigenza: distinguere un potenziale caso di omografia.
Quando usiamo la parola «ne», ricorriamo ad un pronome per evitare di ripetere qualcosa. Ad esempio, la frase «ne abbiamo già parlato», richiama l’oggetto della discussione che è già stato introdotto prima.
Se scriviamo «né», stiamo utilizzando una congiunzione negativa, tramite la quale, dopo aver già espresso una negazione (con un «non»), intendiamo rimarcare l’indisponibilità a compiere un’alternativa. Ad esempio, nella frase «non le telefonerò né le scriverò» intendiamo escludere due azioni per entrare in contatto con una persona.
3. Qual’è e qual è
In questo caso, la grafia corretta è la seconda.
La prima forma, «qual’è» potrebbe sembrare legittimata dall’incontro di «e» e, quindi, dall’esigenza di evitare lo iato.
In realtà, siamo di fronte ad un tipico caso di troncamento che non richiede apostrofo.
4. Piuttosto che (non è oppure)
Gli esempi di frasi in cui si usa «piuttosto che» abbondano, talvolta anche con un’accezione impropria.
Possiamo usare «piuttosto che» in sostituzione di anziché, cioè con una funzione avversativa, quando intendiamo escludere un’opzione che abbiamo a nostra disposizione (ma scartiamo).
Evitiamo invece di usare «piuttosto che» come sostituto di «oppure», poiché non è corretto.
5. I film o i films?
Ci sono sostantivi stranieri che sono entrati a pieno titolo nel vocabolario della nostra lingua, senza adattamento, e che non possono essere variati al plurale (ad es. il e i film).
In altri casi, il forestierismo (così è detto il nome preso da lingua straniera) è stato introdotto già nella forma plurale, come nel caso dei jeans, e quindi invariabile (ma con la «s» nella sua forma corretta).
Attenzione però a non «estendere» in modo indiscriminato ai sostantivi stranieri la regola del plurale con la «s».
Ogni lingua ha le sue regole e, quando scegliamo di adoperare una parola straniera («prestito linguistico»), non arroghiamoci il diritto di violarne le convenzioni.
L’importanza dell’editing
Gli esempi sopra rappresentano una piccola selezione di «situazioni di incertezza» con cui possiamo essere confrontati nella scrittura: per questo motivo, è importante svolgere un editing puntuale.
Per migliorare la qualità della tua opera, affidati alla nostra esperienza pluriennale: puoi contattarci velocemente da qui!

