L’editing di un manoscritto richiede un confronto proattivo tra editor ed autore, col primo che propone critiche costruttive per migliorare l’opera: vediamo come si possono gestire in modo ottimale.
L’editing è un confronto per migliorare il manoscritto
Il ruolo dell’editor – l’abbiamo sottolineato in diverse occasioni – è quello di una guida che accompagna l’autore verso la massima valorizzazione possibile del suo manoscritto.
In questo compito, l’editor affianca chi ha realizzato l’opera, suggerendo in modo puntuale quali modifiche attuare, a livello strutturale (macro-editing) o stilistico (micro-editing).
Durante il processo, quando emergono debolezze o incongruenze, l’editor propone – tramite critiche costruttive – le soluzioni tramite le quali migliorare la qualità complessiva del lavoro.
Come si può gestire questo aspetto delicato del percorso di affiancamento? Vediamo come (noi) affianchiamo gli autori, adottando 5 modi per gestire le critiche costruttive.
1. Il dialogo aperto è un invito alla collaborazione
Tra l’editor e l’autore dev’esserci un dialogo aperto, onesto e trasparente. Se l’editor formula delle critiche, queste sono da intendere come uno spunto per iniziare il confronto. Ad ogni critica seguono il feedback e le opinioni dell’autore, che ovviamente si considerano durante il processo di revisione. Lo scopo finale è individuare soluzioni funzionali, creative e condivise per valorizzare il manoscritto.
2. Il piano di lavoro (concreto) facilita l’editing
Quando diamo il via ad un nuovo progetto di editing, stabiliamo esattamente su che cosa andremo a lavorare, a livello macro o micro, con un piano di lavoro. In questo modo, l’autore e l’editor sono allineati su come procederà l’attività, grazie ad un quadro chiaro e strutturato delle cose da fare. Grazie a questo approccio di lavoro, il processo di editing si svolgerà all’insegna della massima serenità.
3. Le critiche (costruttive) hanno uno scopo
Ogni critica (costruttiva) dell’editor è finalizzata a migliorare il lavoro realizzato dall’autore, non è una censura nei confronti delle sue capacità o del suo stile personale. Lo scopo dell’editing è valorizzare i punti di forza dell’opera e, al tempo stesso, correggere le debolezze che sono presenti nel manoscritto. In questo modo, editor ed autore lavorano congiuntamente per il successo del progetto.
4. I suggerimenti devono essere chiari e specifici
Le critiche costruttive si traducono in suggerimenti chiari e specifici sugli ambiti di intervento con le modifiche, fornendo esempi concreti coi quali migliorare il testo. In questo modo, è più facile capire che cosa ottimizzare e, soprattutto, come farlo. A titolo di esempio, un suggerimento che riguarda un dialogo non può limitarsi ad un generico commento «il dialogo è debole». Il suggerimento può essere «vivacizza il dialogo, rendendolo più ritmato con frasi brevi ed azioni lampo, ideali per riflettere le emozioni vissute dai personaggi».
5. Il focus è sulle soluzioni (non sui problemi)
Nel manoscritto, l’autore riflette il suo modo personale di recepire, percepire e tradurre situazioni, personaggi e ambienti: talvolta, però, possono esserci debolezze o incongruenze. Anziché sottolineare in modo martellante questi problemi, l’editor si orienta alla loro soluzione, incoraggiando l’autore a trovare un modo per superare la criticità.
Valorizzare l’unicità dell’autore e della sua opera
Il processo di editing si può quindi riassumere in una costante ricerca del miglioramento di quanto è stato realizzato dall’autore, e non di un mero «dettato» di ciò che secondo l’editor va sostituito tout court.
L’autore ha una sua personale impronta, un tratto distintivo che lo rende unico rispetto a tante altre persone che scrivono o raccontano: questa diversità va preservata, incoraggiata e valorizzata.
L’originalità non dev’essere temuta, quanto piuttosto è l’omologazione la fine di ogni intento artistico: la via dell’innovazione creativa, quella autentica umana, è sempre là, davanti a noi…sta a noi percorrerla!
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